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Autismo e interventi per i disturbi del linguaggio

by Umbrella

L’insegnamento del linguaggio nei bambini con Disturbi dello Spettro dell’Autismo (DSA) non è affrontato con metodi univoci e riconducibili ad un unico approccio, anzi esistono molteplici approcci attraverso i quali si cerca di intervenire sui problemi di linguaggio, che sono molto comuni, peraltro, nei bambini con DSA. Tali approcci originano a loro volta da diverse teorie riguardanti il linguaggio, le quali definiscono in maniera concettualmente diversa tale abilità.  

In questo articolo vi riportiamo le riflessioni e le criticità, riportate nell’articolo di LeBlanc e colleghi, riguardanti due specifici tipi di approcci impiegati negli interventi in bambini con DSA e problematiche inerenti al linguaggio. Questi due approcci sono l’Applied Verbal Behavior (AVB) e il Naturalistic Teaching Approaches (NTA), i quali a loro volta derivano da due diverse teorie del linguaggio, ma che, come vedremo, presentano diverse similitudini nella loro applicazione.

L’AVB deriva dall’Applied Behavioral Analysis (ABA), e prende origine in maniera teorica dai principi che sono alla base dell’analisi del comportamento secondo Skinner. Nello specifico, secondo Skinner il linguaggio è un comportamento verbale, il quale come qualsiasi altro comportamento, può essere spiegato attraverso le stesse variabili ambientali che guidano ogni altro comportamento (Skinner, 1975). Quindi è concepito in chiave funzionale come “risultato” di un antecedente, e come “mezzo” per accedere ad una conseguenza. Questo vuol dire che L’AVB si basa sull’apprendimento della funzione che svolge il linguaggio e quindi dei diversi operanti verbali che ne derivano (come ad esempio il mand). Per avere più chiaro quali sono i principali operanti verbali e cosa indicano, potete fare riferimento alla tabella sottostante.

 

L’impiego degli operanti verbali, il particolare il mand, a differenza degli altri operanti verbali, è l’unico che produce un’effettiva conseguenza e che permette, a chi parla, di ottenere dei benefici. Per questo quando si utilizza l’approccio AVB, il mand è il primo operante verbale insegnato ai bambini non verbali. In particolare, il bambino viene inizialmente posto in un ambiente in cui è stimolato ad effettuare dei mand,quindi delle richieste, ad esempio quando non trova un oggetto che gli piace. Successivamente, una volta insegnato il mand, si passa agli altri operanti verbali, come il tact, l’intraverbale o l’ecoico.

Per quanto riguarda l’NTA, il suo impiego ha sicuramente una diffusione più recente rispetto all’AVB, in particolare dagli anni 80 con il diffondersi di un approccio che mirava maggiormente alla generalizzazione delle abilità, quindi ad uno svolgimento delle sedute di terapia direttamente negli ambienti naturali sin dall’inizio del percorso di trattamento, sfavorendo gli ambienti dei centri, e quindi incoraggiando un maggiore coinvolgimento dei genitori (Stokes and Baer, 1977). Per quanto riguarda specificamente l’insegnamento del linguaggio secondo approccio NTA, si cerca di favorire il linguaggio che emerge in maniera naturale in diversi contesti, dove si sfruttano gli stimoli che sono naturalmente presenti nei diversi ambienti del bambino e dall’altra parte i genitori, i fratelli o comunque le persone a lui familiari in quei contesti, diventano gli operatori del cambiamento.

In realtà una fase di generalizzazione delle abilità acquisite, quindi delle abilità di linguaggio, è presente anche nell’AVB, anche conosciuto con il nome di Natural Environmental Teaching (NET), come suggerito da Sundberg and Partington (1998), i quali indicano con questo termini le possibili sessioni di insegnamento che avvengono in maniera spontanea in un contesto naturale. Quindi esistono delle somiglianze fra l’AVB e il NTA. Tuttavia, i due approcci restano sempre nettamente divisi e infatti lo scopo dell’articolo di LeBlanc e colleghi è quello di avvicinare gli esperti che utilizzano l’approccio AVB, alla letteratura riguardante l’NTA. Ovviamente, per rendere l’articolo il più informativo possibile è anche importante far notare le differenze fra i due approcci, le quali sono principalmente ostacoli di tipo concettuale e terminologico, quindi importanti ma non insormontabili.

Barriere concettuali e terminologiche

In questo paragrafo vediamo quali sono le più importanti barriere che impediscono la “comunicazione” fra i due approcci. Il principale ostacolo è la differenza della struttura concettuale del linguaggio fra AVB e NTA. In particolare, l’NTA mantiene una struttura concettuale del linguaggio in accordo alla forma, quindi si compone di preposizioni, etichettatura, formule espressive e recettive; mentre l’AVB impiega un tipo di struttura concettuale in accordo all’aspetto funzionale del linguaggio. Questo fa sì che i due approcci abbiamo un seguito diverso, infatti i principali risultati dell’approccio NTA vengono solitamente pubblicati in giornali diversi rispetto a quelli in cui vengono pubblicate le evidenze dell’approccio AVB. Inoltre, un altro ostacolo è la terminologia utilizzata, a sua volta derivata dalla definizione di linguaggio su cui i due approcci si basano. Apparentemente si pensa che una semplice traduzione di “richiesta” in “mand”, oppure di “denominazione” in “tact”, oppure “ricettivo” in “listener” ecc. possa superare questo ostacolo. In realtà, occorre tenere presente che i due approcci seguono delle tecniche di insegnamento diverse, ad esempio, l’insegnamento del “chiedere” e del “rispondere”, che sono nel caso dell’AVB due concetti diversi, e quindi vengono insegnati in maniera nettamente diversa, per l’NTA sono componenti degli scambi conversazionali attraverso domanda-risposta e quindi vengono insegnati in maniera simile.

Ma oltre a queste barriere che possono essere superate avendo chiaro in mente quale sia la visione del linguaggio seguita da un approccio o dall’altro, è presente una fondamentale differenza fra i due approcci e riguarda l’attenzione o enfasi che viene posta agli “strati” di controlli degli stimoli nei i due approcci. Infatti, in entrambi gli approcci sono presenti due tipologie di controllo dello stimolo diverse, ma anche parallele. In particolare, uno strato corrisponde al livello con cui il setting di insegnamento corrisponde all’ambiente naturale nel quale il terapista spera di vedere che un tale linguaggio avvenga, nel quale l’insegnamento attraverso DTT e il NET rappresentano le parti opposte dello stesso continuum. E poi c’è l’altro strato di controllo dello stimolo, il quale da una parte è costituito dal livello con cui determinati antecedenti (che possono essere una variabile motivazionale, uno stimolo verbale ecc), e delle specifiche conseguenze, che eventualmente possono controllare l’insegnamento del bambino, sono incorporate efficientemente nelle fasi istruttive. In questo caso i due apici del continuum sono costituiti dal rigore sequenziale da una parte, così come suggerito da Skinner, e dall’incertezza di controllo sul comportamento verbale da parte degli stimoli presenti dall’altro.

Per quanto riguarda il primo strato di controllo dello stimolo, chi utilizza l’NTA pone sicuramente maggiore attenzione all’apprendimento in ambiente naturale, quindi tenderà a svolgere tutte le sessioni di insegnamento direttamente in ambiente naturale; mentre chi utilizza l’AVB presentando un approccio più moderato, preferisce svolgere le sessioni di apprendimento in ambente strutturato, e l’ambiente naturale come fonte di apprendimento spontaneamente indotto.

Per quanto riguarda il secondo strato di controllo dello stimolo, chi utilizza l’AVB tenderà a strutturare le sessioni in modo tale da rendere evidenti gli antecedenti e le conseguenze. Al contrario, chi utilizza l’NTA non bada molto a tale dettaglio sequenziale, e quindi il linguaggio evocato è generalmente il risultato di una serie di stimoli di controllo che agiscono in simultanea, alcuni associati con mand, altri associati con altri operanti verbali.

Descrizione delle procedure utilizzate da diversi approcci di insegnamento naturalistico

Qui di seguito è presente una selezione di strategie utilizzate da chi impiega l’approccio NTA.

Incidental Teaching (IT)

Secondo Fenske, Krantz and McClannahan (2001), l’IT si costituisce dei seguenti step: prima di tutto il terapista prepara un setting che integra diversi materiali che piacciono ai bambini. Successivamente aspetta che il bambino si mostri interessato ad uno dei materiali a disposizione, e a quel punto, trovato cosa interessa al bambino, pone delle domande oppure stimola una descrizione più accurata di quello che il bambino vuole, prima di fornirgli l’oggetto in questione. Ogni sessione di apprendimento è costituita da un trial di apprendimento e un breve periodo di interazione, per poi togliere l’oggetto e aspettare un successivo inizio di interazione. Uno degli svantaggi maggiore dell’IT è che generalmente in una sessione di insegnamento si riesce ad incorporare solo una sessione di apprendimento, al contrario del discrete-trial teaching (DTT), impiegato da chi utilizza l’ABA, dove vengono svolti numerosi trial. Per ovviare questo limite, Charlop-Christy and Carpenter (2000) hanno ideato il MITS o Multiple Incidental Teaching Sessions, che consiste in una ripetizione di trial di apprendimento, simile ad un ripetizioni di IT.

Mand-Model Procedure

Il nome di tale procedura, ideata da Rogers-Warren and Warren (1980), non indica che viene insegnato al bambino l’operante verbale mand, ma bensì, il nome fa riferimento al comportamento del terapista nei confronti del bambino. Nello specifico, una sessione di Mand-Model inizia generalmente con il terapista che posizione nella stanza, in diverse posizioni, dei giochi che piacciono al bambino. Prima di iniziare una seduta, il terapista identifica un criterio individuale di risposta, secondo il quale può man mano guidare il bambino in frasi più complesse, stimolate attraverso delle richieste – mand da parte del terapista. Questa procedura ha delle caratteristiche uniche rispetto alle altre procedure utilizzate in NTA, perché si basa su delle conoscenze che il bambino già possiede, infatti non coinvolge oggetti nuovi, ma mette a focus la generalizzazione di oggetti familiari. Inoltre, contiene più sessioni correttive, durante le quali il terapista aiuta con dei “prompt”.

Natural Language Paradigm (NLP) and Pivotal Response Training (PRT)

L’NLP è una procedura costituita da diverse fasi, e introdotta per la prima volta da Koegel, O’Dell, and Koegel (1987). Prima di tutto l’adulto e il bambino sono seduti uno di fronte all’altro e una serie di oggetti o giochi divertenti si trovano sul tavolo. Quindi il terapista ne sceglie tre e chiede al bambino di sceglierne uno (questo costituisce una valutazione delle preferenze del bambino). A quel punto l’adulto sfrutta l’oggetto di interesse del bambino per svolgere un’attività di gioco e quindi una frase associabile (ad esempio: “il pesce nuota”) seguito da una pausa di pochi secondi per permettere al bambino di ripetere le parole. Ogni imitazione vocale, da accesso all’oggetto con cui il bambino interagisce brevemente. A quel punto l’adulto toglie il gioco, e mostra al bambino un esemplare diverso dello stesso genere (ad esempio un pesce con un altro colore) e associa a quell’oggetto una frase (ad esempio: “il pesce è blu”). Dopo una breve interazione, il terapista presenta una nuova serie di oggetti, procedendo con la stessa ripetizione di fasi.

Evoluzione dell’NLP è il Pivotal Response Training (PRT) (Koegel, Koegel, Harrower, & Carter, 1999), il cui primo step è costituito dal NLP. Questa procedura identifica i comportamenti fondamentali che possono produrre un cambiamento attraverso una varietà di aree di funzionamento. Lo scopo del PRT è infatti quello di aumentare il repertorio sociocomunicativo e la responsività da un punto di vista motivazionale e di autoregolazione rispetto all’ambiente esterno, insieme alla responsività a stimoli sociali e a molteplici stimoli che agiscono in contemporanea. Aspetti fondamentali del PRT che lo rendono unico rispetto alle altre procedure utilizzate in NTA è proprio l’interesse per l’insegnamento del linguaggio soprattutto nella sua accezione sociale, andando direttamente ad agire sul comportamento sociale, infatti più delle altre procedure, prevede il coinvolgimento dei genitori nell’implementazione delle procedure.

Analisi concettuale

Nonostante tutte le procedure descritte siano comunemente impiegate da chi utilizza l’approccio NTA, se valutate attentamente è possibile notare che presentano molte somiglianze con i principi di Skinner che guidano invece l’AVB. Ad esempio, la presenza di uno stimolo non verbale durante le sessioni (cioè gli oggetti che interessano al bambino), suggerisce similitudine con l’utilizzo dello stimolo controllo tramite il quale si esplica il concetto di tact secondo Skinner. Inoltre, l’avvio dell’interazione con l’oggetto da parte del bambino (così come avviene nell’IT), come anche l’incorporare dell’assessment delle preferenze (così come avviene nell’NLP), aumentano la probabilità che il rilascio di un determinato stimolo contingente, successivo al linguaggio, stabilisca una storia di apprendimento, simile al concetto di mand espresso da Skinner. Inoltre, i prompt in ecoico sono spesso utilizzati nell’approccio NTA, in particolare quando la risposta iniziale del bambino non corrisponde a quella aspettata, e anche questa azione di aiuto in realtà sembra la definizione di ecoico data da Skinner. Infine, il Mand-Model, viene utilizzato per permettere in maniera progressiva la formulazione di frasi sempre più complesse e lunghe, mantenendo sotto controllo l’ambiente naturale, e potendo far esercitare diversi operanti verbali insieme, per tale motivo il Mand-Model è forse fra tutte le procedure impiegate quella che si avvicina di più al NET dell’ABA. Infine, per quanto riguarda l’NPL, tale procedura può favorire l’instaurarsi di vere e proprie conversazioni fra il terapista e il bambino, coinvolgendo un numero di operanti verbali ancora maggiore rispetto al Mand-Model, includendo anche il recettivo e l’intraverbale.

Conclusione

In conclusione, ci sono sicuramente delle somiglianze e delle evidenti differenze fra l’AVB e l’NTA. Molte differenze in realtà possono essere superate da un “ragionata” traduzione di alcuni termini utilizzati nell’approccio NTA, ma soprattutto occorre favorire lo scambio di opinioni ed essenzialmente la comunicazione fra esperiti utilizzatori dell’approccio AVB ed esperti utilizzatori dell’approccio NTA. Articoli come questo sono quindi fortemente consigliati, al fine di avvicinare all’approccio NTA un “pubblico” generalmente dedicato all’approccio AVB e viceversa. Successivamente, l’unico modo per vedere se la conoscenza di entrambi i due approcci da parte degli esperti possa realmente portare a dei benefici durante gli interventi, occorre verificare empiricamente l’unione di alcuni aspetti provenienti dai due approcci direttamente sul campo.

Articolo originale: Le Blanc et al. Behavioral Language Interventions for Children with Autism: Comparing Applied Verbal Behavior and Naturalistic Teaching, The Analysis of Verbal Behavior Approaches, (2006), 22(1): 49–60.

Letteratura

Charlop-Christy, M. H., & Carpenter, M. H. (2000). Modified incidental teaching sessions: A procedure for parents to increase spontaneous speech in their children with autism. Journal of Positive Behavior Interventions, 2, 98–112.

Koegel, L. K., Koegel, R. L., Harrower, J. K., & Carter, C. M. (1999). Pivotal response intervention I: Overview of Approach. Journal of the Association for Persons with Severe Disabilities, 24, 174–185.

Koegel, R. L., O’Dell, M. C., & Koegel, L. K. (1987). A natural language paradigm for teaching non-verbal autistic children. Journal of Autism and Developmental Disorders, 17, 187–199.

Fenske, E. C., Krantz, P. J., & McClannahan, L. E. (2001) Incidental teaching: A not-discrete-trial teaching procedure. In Maurice, C., Green, G., & Foxx, R. M. (Eds.), Making a Difference: Behaivoral intervention for autism (pp. 75-82). Austin, TX: PROED.

Rogers-Warren, A. & Warren, S. F. (1980). Mands for verbalization: Facilitating the display of newly trained language in chil Skinner, B. F. (1957). Verbal behavior. Cambridge,MA: Prentice Hall.

Stokes, T. F. & Baer, D. M. (1977). An implicit technology of generalization. Journal of Applied Behavior Analysis, 10, 349–367.

Sundberg, M. L., & Partington, J. W. (1998). Teaching language to children with autism or other developmental disabilities. Pleasant Hill, CA : Behavior Analysts, Inc.

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